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Le date di decorrenza posticipate così come il collegamento vincolante a provvedimenti attuativi (decreti legge, decreti ministeriali, circolari o pronunce europee) rendono impossibile il decollo immediato di questi quattro interventi e rallentano la corsa di almeno altre sette misure chiave della manovra: dalla traduzione operativa con un decreto delle risorse convogliate nei maxi-fondi per pensioni e reddito di cittadinanza alla parziale rivalutazione degli assegni pensionistici fino alla piena efficacia sia del nuovo condono fiscale per chi ha l’Isee fino a 20mila euro, sia del meccanismo “bonus-malus” per l’acquisto di nuovi autoveicoli non inquinanti.
Un percorso quello attuativo che sarà in parte inglobato nel cosiddetto “secondo tempo” della manovra. Che, oltre al decreto legge unico su pensioni e “reddito”, dovrebbe essere giocato sui “collegati” annunciati con la Nota di aggiornamento al Def autunnale (dalle disposizioni per l’istruzione e università a quelle per risparmiatori, agricoltura e giochi), poi integrati con il decreto semplificazioni, ora all’esame del Senato.
Una sorta di appendice che potrebbe alimentare altre polemiche in Parlamento. Anche la penultima giornata di votazioni sul restyling del disegno di legge di bilancio, operato per effetto dell’intesa raggiunta con Bruxelles prima di Natale per evitare la procedura d’infrazione, si è snodata tra le proteste. Dopo la manifestazione di venerdì dei sindacati (oggi presenti in Aula Camera) contro il taglio dell’indicizzazione all’inflazione delle pensioni, ieri è toccato all’Anci puntare l’indice contro gli effetti della manovra affermando che per i Comuni c’è il rischio di un aumento delle tasse e di una riduzione dei servizi. Il tutto mentre il Pd proseguiva con il sit-in di protesta davanti a Montecitorio (al canto di “Bella ciao”) contro le misure del Governo e Silvio Berlusconi parlava di «dilettanti e pauperisti» annunciando una mobilitazione dei «gilet azzurri» in tutte le piazze.
Tornando alle misure, a pagare il “conto” della manovra sono soprattutto le imprese che devono dire addio all’Ace e all’Iri cancellate per far posto alla Flat tax del 15% per gli autonomi e alla mini-Ires per chi investe in assunzioni e beni strumentali. Le maggiori entrate arrivano poi da banche e assicurazioni per circa 4,5 miliardi, il no-profit, i giochi e i tabacchi che vedono salire la tassazione. Arriva invece oltre un miliardo e mezzo in tre anni ai risparmiatori danneggiati dai crack bancari che potranno ottenere un ristoro del 30% in via diretta senza passare per l’arbitro Consob, Commissione europea permettendo.
]]>«Le nostre regole» in materia di bilancio pubblico «possono sempre essere interpretate. E io stesso sono sempre stato» un sostenitore della «flessibilità, perché non bisogna avere un approccio rigido. Ma una cosa è essere flessibili, un'altra essere contro le regole», precisa il commissario europeo agli Affari Economici e Finanziari Pierre Moscovici, a margine dell'Ecofin a Bruxelles. «La flessibilità - continua Moscovici - è stata sempre concessa, specie per l'Italia, nel quadro del patto di stabilità. Se sei fuori da quel quadro, allora non si tratta di flessibilità: sei fuori dalle regole bisogna fare qualcos'altro. La Commissione - ricorda - esiste per far sì che i trattati vengano applicati».
«Dobbiamo mantenere il sangue freddo, perché quello che mi aspetto» dall'Italia «è avere un documento programmatico di bilancio rivisto. Allora il dialogo andrà avanti», sottolinea il commissario europeo agli Affari Economici. Anche il debito pubblico, aggiunge, «deve essere monitorato. Ci aspettiamo anche risposte alla lettera inviata al governo italiano, che spieghino quali fattori rilevanti siano alla base di questo o quel movimento del debito». Con Roma, continua Moscovici, «avremo un dialogo anche su questo. Non speculiamo. Non sono mai stato uno che vuole che la procedura per deficit eccessivo sia una punizione: le sanzioni sono sempre un fallimento per le regole. Voglio un dialogo, ma le sanzioni possono esssere applicate, alla fine, se non raggiungiamo un accordo nel quadro delle regole».
Tuttavia, aggiunge il commissario, in questo momento «non parlo di sanzioni né dei passi ulteriori della procedura. Facciamo un passo alla volta. L'interesse dell'Ue è che l'Italia resti al cuore dell'Eurozona e il miglior modo per l'Italia di creare crescita è ridurre gli squilibri nella produttività. È anche una questione di investimenti». Tuttavia, continua, «una politica con un alto debito pubblico non è favorevole alla crescita».
«Quando giochi a tennis - prosegue - se la palla tocca appena la linea, allora si può assegnare il punto, ma se è totalmente fuori dal campo, nessun arbitro, neanche un arbitro che non ci vede, può dire che c'è punto. Le regole sono lì per essere rispettate: ci può essere una certa flessibilità, ma non siamo qui per applicare le regole a metà. Non è così che funziona. Ecco perché - conclude Moscovici - mi aspetto una risposta forte dal governo italiano entro il 13 novembre. E continueremo a discutere tutto il tempo».
«Naturalmente abbiamo delle divergenze, ma questo non significa che non possiamo avere un dialogo costruttivo tra la Commissione e l'Italia. E' normale fra paesi membri e Commissione», ha spiegato Tria, ribadendo di fatto quanto emerso ieri in seno all'Eurogruppo, che riunisce i paesi dell'area euro. A un giornalista che chiedeva se l'Italia si senta trattata in modo ingiusto rispetto ad altri paesi, Tria ha poi risposto: «Dobbiamo spiegare questo alla Commissione; non voglio anticipare qui la risposta».
]]>REDDITO DI CITTADINANZA – Nove miliardi al Fondo per il reddito di cittadinanza, ma diminuisce la dotazione del Fondo Povertà. Secondo l’ultima bozza della manovra è istituito presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali un fondo denominato “Fondo per il reddito di cittadinanza”, con una dotazione pari a 9.000 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2019. La misura incorpora il Rei. A decorrere dall’anno 2019 il Fondo Povertà è ridotto di 2.198 milioni di euro per l’anno 2019, in 2.158 milioni di euro per l’anno 2020 e in 2.130 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2021.
MODIFICA DELLA LEGGE FORNERO – Sono in totale 6,7 miliardi le risorse per le modifiche alla legge Fornero nel 2019 e 7 nel 2020. “Al fine di dare attuazione a interventi in materia pensionistica – si legge nella bozza – finalizzati all’introduzione di ulteriori modalità di pensionamento anticipatoe misure per incentivare l’assunzione di lavoratori giovani, è istituito presso il ministero del Lavoro e delle politiche sociali un fondo denominato “Fondo per la revisione del sistema pensionistico attraverso l’introduzione di ulteriori forme di pensionamento anticipato e misure per incentivare l’assunzione di lavoratori giovani”, con una dotazione pari a 6.700 milioni di euro per l’anno 2019 e di 7.000 milioni di euro annui a decorrere dal 2020″.
FAMIGLIE – Cento milioni al Fondo per la famiglia. Nello stato di previsione del ministero dell’Economia e delle Finanze è istituito un fondo con una dotazione di 100 milioni a decorrere dall’anno 2019 da destinare a interventi a favore della famiglia.
RICERCA – Nuove risorse per i giovani ricercatori. Secondo l’ultima bozza della manovra, “al fine di sostenere l’accesso dei giovani alla ricerca e la competitività del sistema universitario italiano a livello internazionale”, il fondo per il finanziamento ordinario delle università è incrementato di euro “20 milioni per il 2019 e di 50 milioni annui a decorrere dall’anno 2020, per l’assunzione di ricercatori”.
ASSICURAZIONI – Stretta fiscale per le assicurazioni. La percentuale della somma da versare per il pagamento dell’imposta sulle assicurazioni dovuta sui premi e accessori incassati viene rialzata all’85% nel 2019, al 90% nel 2020 e al 100% per gli anni successivi.
ASSUNZIONI PA – Il fondo per le assunzioni nella pubblica amministrazione è rifinanziato per euro 131.000.000 per l’anno 2019, per euro 292.000.000 per l’anno 2020 e per euro 384.000.000, a decorrere dall’anno 2021. “Le relative assunzioni a tempo indeterminato, in aggiunta alle facoltà di assunzione previste dalla legislazione vigente, sono autorizzate, nell’ambito delle vacanze di organico, a favore delle amministrazioni dello Stato, degli enti pubblici non economici nazionali e delle agenzie, individuate con decreto del Ministro per la Pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze”.
TASSE SIGARETTE – Tasse in aumento sui tabacchi lavorati. Secondo la bozza aumenta nel 2019 la tassazione su sigarette, sigari e tabacco per arrotolare le sigarette.
CANONE RAI – E’ prevista inoltre una proroga dell’attuale riduzione del canone Rai a 90 euro anche dopo il 2018. Via libera nella legge di Bilancio anche all’ampliamento della platea degli esonerati dal pagamento del canone che passa dall’attuale soglia di reddito di 6.713,98 euro a 8.000 euro per gli over 75.
FONDO MINISTERI – Duecento milioni di euro nel 2019 per il finanziamento di nuove politiche di bilancio dei ministeri. E’ istituito un fondo con una dotazione di 200 milioni per l’anno 2019 e 500 milioni a decorrere dall’anno 2020 da destinare al finanziamento di nuove politiche di bilancio e al rafforzamento di quelle già esistenti perseguite dai Ministeri.
]]>Nell’audizione di questa mattina Tria ha dunque confermato la linea delineata dai due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, che in una nota congiunta diffusa nella serata di martedì hanno annunciato che “indietro non si torna”, ovvero non ci sarà alcuna correzione della strategia delineata. «A seguito della mancata validazione del quadro macro economico programmatico da parte dell’Ufficio parlamentare di bilancio - ha detto il ministro del suo intervento - il Governo ritiene opportuno confermare le previsioni contenute nella NaDef».
E lo spread? «La salita dei rendimenti dei titoli di Stato desta certamente preoccupazione», ha ammesso, salvo poi aggiungere: «Non dobbiamo lasciare che la volatilità di breve termine dei mercati offuschi il nostro giudizio. Non dobbiamo basare il quadro programmatico su scenari al ribasso. Il giudizio degli analisti dell’Ufficio parlamentare di bilancio è basato su stime obsolete o parziali. Di fronte ad aumento spread faremo tutto per recuperare fiducia». Quanto al giudizio dell’Upb,il ministro ha chiarito: «È uno stimolo, non un motivo per abbassare le ambizioni».
Non solo. Rispondendo alle domande dei parlamentari, il responsabile del Tesoro ha ricordato che alcune delle critiche che stanno piovendo sulle scelte del governo Conte hanno carattere strumentale. «Nel 2011 - ha ricordato - cadde il Governo, ci fu una forte polemica e venne accusato per l’obiettivo di pareggio di bilancio, venne chiesto di anticiparlo dal 2014 al 2013. Il Governo accettò e poi cadde. Ora - ha aggiunto Tria - siamo nel 2018 e 5 anni dopo, non per colpa dell’attuale Governo, il deficit è all’1,8 per cento. Voglio dire che c’è una visione distorta e una strumentalità o se non una strumentalità una visione diversa sulla politica economica».
Tria ha difeso “la squadra” dei tecnici del ministero dell’Economia. «Il rispetto istituzionale va in tutte le direzioni - ha affermato -. Le strutture tecniche del Mef non sono meno valide di altre. Le capacità tecniche e i modelli non credo siano inferiori a quelle di altri. Stiamo parlando del Ministero dell’Economia e delle Finanze e di strutture tecniche che non sono cambiate e che da anni fanno queste cose».
«Ci muoviamo nella cornice dell’Ue, nel 2019 sette miliardi di tagli»
Ci sono poi i rilievi della Commissione europea. Nell’intervento il responsabile dell’Economia ha messo in evidenza che le scelte dell’esecutivo si muovono «nella cornice dell’Ue», che «lo scostamento è cosa prevista», che le coperture della manovra 2019 ci sono. «Ammontano a 15 miliardi di euro, di cui 6,9 miliardi di tagli e 8,1 miliardi di aumenti di entrate - ha spiegato -. Nell’anno successivo le coperture sono di 7,8 miliardi con un importo analogo di tagli e aumenti di entrate pari a 3,9 miliardi, nel 2021 4,7 i miliardi dovuti ai tagli e 5,2 miliardi alle maggiori entrate».
Manovra 2019 da 37 miliardi
L’audizione ha fornito l’occasione per chiarire la portata, sotto il profilo dei numeri, della Legge di Bilancio 2019. La manovra ammonterà a 37 miliardi, secondo i dati forniti dal ministro dell’Economia. Tria ha parlato di 22 miliardi di deficit nel 2019, di 6,9 miliardi di tagli di spesa e di 8,1 miliardi di aumento di entrate. Inoltre ha fornito una tabella dalla quale si evince che queste due ultime voci ammontano ciascuna a 0,4 punti di Pil l’anno prossimo.
+0,6% Pil da manovra, +0,3 reddito-pensioni
Riferendosi alle stime di crescita dell’esecutivo, Tria ha spiegato: «L’impatto sul tasso di variazione del Pil della manovra è di 0,6 punti percentuali nel 2019». Il ministro ha poi “spacchettato” gli effetti delle misure. Nel 2019, ha spiegato, l’Iva (costo 12,5 miliardi) spinge la crescita di 0,2 punti; il reddito di cittadinanza e l’anticipo pensionistico costano 16 miliardi (+0,3 Pil); la flat tax 600 milioni (+0,1 Pil); gli investimenti 3,5 miliardi (+0,2 Pil); incentivi a investimenti e Pubblica amministrazione 1,8 miliardi (+0,1% Pil); spese indifferibili 2,3 miliardi (+0,1). Le coperture (6,9 mld tagli; 8,1 mld entrate) riducono il pil di 0,4 punti.
Flat tax: 600 milioni nel 2019. Salvini: sono di più
Più nel dettaglio, la “flat tax” - stando alle tabelle consegnate da Tria -, vale 4,7 miliardi nel triennio di programmazione della Nota di aggiornamento al Def. Si tratta, come detto, di 600 milioni nel 2019, 1,8 miliardi nel 2020 e 2,3 miliardi nel 2021. Il suo effetto propulsivo sulla crescita però è molto contenuto e raggiunge 0,1 punti solo nel 2021. I numeri delle tabelle sono stati “smentiti” dal vicepremier Matteo Salvini: «No, sono di più di 600 milioni - ha detto - sono 1,7 miliardi, la riduzione fiscale ha un ammontare stimabile di circa 1,7 miliardi».
1,8 mld a incentivi imprese e pubblico impiego
Nel suo intervento Tria ha spiegato che gli incentivi agli investimenti e all’innovazione, insieme agli interventi di spesa per il pubblico impiego, saranno finanziati con 1,8 miliardi nel 2019, un valore che sale a 3,2 miliardi nel 2020 e a 4,1 miliardi nel 2021. Il ministro ha inserito questi interventi in un unico capitoli definito «ulteriori misure espansive».
Il doppio no alla manovra dell’Ufficio di bilancio e di Bankitalia
Il giorno dopo la bocciatura della Nota di aggiornamento del Def, asse portante della prossima manovra economica, da parte dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Tria è dunque tornato a Montecitorio, davanti alle Commissioni bilancio riunite di Camera e Senato. L’Upb non ha validato le stime di crescita del Pil indicate dal governo nella nota di aggiornamento. Uno stop che è scattato nel pomeriggio di ieri, martedì 9 ottobre, a poche ore dall’audizione del responsabile del Tesoro, che oggi ha dovuto replicare ai rilievi mossi. Un no alla manovra è giunto anche da Bankitalia. Il vice direttore generale Signorini ha messo in evidenza che l’aumento del Prodotto interno lordo poggia su moltiplicatori non scontati.
Le stime «ambiziose» del governo sulla crescita
Il governo M5s-Lega ha scommesso sulla crescita dell’economia italiana: ha fissato l’asticella del Pil all’1,2% già nel 2018, all’1,5% nel 2019 e all’1,6% nel 2020. Nella lettera di presentazione della Nadef alle Camere, lo stesso Tria ha giudicato questa scelta «ambiziosa», riconoscendo il rallentamento dell’economia italiana negli ultimi mesi e i rischi sulla crescita che potrebbero scaturire dal protezionismo e dal termine della politica fiscale espansiva degli Usa. Il 5 ottobre la Commissione europea ha inviato una lettera all’Italia nella quale ha manifestato «una seria preoccupazione» per la «devizione significativa del percorso raccomandato dal Consiglio» dei governi Ue.