lessphp fatal error: load error: failed to find /htdocs/public/www/wp-content/themes/theme47927/bootstrap/less/bootstrap.lesslessphp fatal error: load error: failed to find /htdocs/public/www/wp-content/themes/theme47927/style.less Studio Cicolani 2024-02-01T19:25:11Z http://www.studiocicolani.it/feed/atom/ WordPress http://www.studiocicolani.it/wp-content/uploads/cropped-logoCICOLANIicona-32x32.gif STUDIO-cicolani <![CDATA[La Bce sceglie la linea dura: tassi di interesse su di 75 punti base]]> http://www.studiocicolani.it/?p=920 2022-09-08T19:02:14Z 2022-09-08T19:02:14Z ]]> La Banca centrale europea sceglie la linea dura: il consiglio direttivo ha deciso di alzare i tassi di interesse di 75 punti base: il tasso di riferimento sale quindi dallo 0,50% all’1,25% e il tasso dei depositi delle banche presso la Bce (per i quali è stato sospeso il sistema two-tier) dallo 0,75% all’1,50%. Questo «passo», ha spiegato il comunicato ufficiale, «assicurerà un tempestivo ritorno dell’inflazione» verso l’obiettivo di medio periodo del due per cento. Solo adesso, aggiunge la Bce, la politica monetaria abbandona la fase caratterizzata da un livello «molto accomodante dei tassi di interesse»: la scelta aggressiva è stata quindi determinata dalla volontà di anticipare la «transizione» verso la fine dello stimolo monetario. La fase di normalizzazione, ha spiegato la presidente Christian Lagarde in conferenza stampa, non è ancora conclusa: la politica monetaria è ancora «espansiva». La decisione di alzare i tassi di 0,75 punti, ha aggiunto, è stata proposta del capo economista Philip Lane ed è stata presa all’unanimità, sia pure dopo un ampio dibattito alimentato da diversità di vedute sulle dimensioni del rialzo. In futuro, la Bce si aspetta di aumentare ancora il costo ufficiale del credito nei prossimi «diversi» meeting («più di due, compreso questo, forse meno di cinque», ha detto Lagarde: saranno tempestivi e di dimensioni adeguate fino a quando si resterà lontani - come ora - dal “tasso terminale”, non identificabile però a priori. I rialzi saranno decisi «contro il rischio di un persistente innalzamento delle aspettative di inflazione», che oggi sembrano - almeno per quanto riguarda il medio-lungo periodo - sotto controllo, intorno al 2,1 per cento. In ogni caso le decisioni continueranno a essere prese “di volta in volta”, «meeting dopo meeting», creando un po’ di contraddizione con l’indicazione dei futuri rialzi. Le anticipazioni dei mercati sono in ogni caso, secondo la Bce, coerenti con quanto potrebbe accadere. La Bce ha anche «preso nota» della flessione dell’euro - 4% in termini effettivo, 12% verso il dollaro - ed è consapevole dell’effetto che, con un certo ritardo, questo calo può avere sull’inflazione. Il cambio, ha però ricordato Lagarde, non è un obiettivo della politica monetaria. La Bce però chiama la politica fiscale, attualmente molto espansiva a collaborare alla lotta contro l’inflazione, riducendo il sostegno alla domanda. Gli interventi per assorbire i rialzi dell’energia dovrebbero allora essere «temporanei» e finalizzati soprattutto a proteggere le famiglie economicamente più debole dalle difficoltà in arrivo. Migliorando l’efficienza della spesa e mantenendo la sostenibilità dei debiti. Le proiezioni sembrano richiedere nuovi passi. Il rientro dell’inflazione, per quanto definito «tempestivo» non sarà però rapidissimo: le proiezioni dello staff della Bce, indicano per quest’anno un’inflazione media dell’8,1%, per il 2023 del 5,5% e per il 2024 del 2,3 per cento. I rischi sono orientati al rialzo. L’inflazione sta intanto già manifestando i suoi effetti sulla crescita attraverso la riduzione del potere d’acquisto: il pil potrà salire quest’anno del 3,1%, il prossimo dello 0,9% e nel 2024 dell’1,9 per cento. La Bce si aspetta ora che la disoccupazione possa aumentare dagli attuali minimi storici. I rischi, in questo caso, sono orientati al ribasso. Uno scenario alternativo, caratterizzato dalla totale interruzione delle forniture di gas russo le previsioni sono invece del 2,9% per quest’anno, nel -0,9% per il prossimo e dell’1,9% per il 2024.

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STUDIO-cicolani <![CDATA[SCUDO ANTI – SPREAD BCE/ Per l’Italia c’è il rischio di scelte dettate dall’esterno…]]> http://www.studiocicolani.it/?p=909 2024-02-01T19:25:11Z 2022-07-23T13:45:20Z ]]> L'Italia rischia di non poter accedere allo scudo anti-spread quando servirà. E anche di perdere la partita della riforma del Patto di stabilità

La riunione del Consiglio direttivo della Bce di ieri ha deciso di rialzare i tassi di mezzo punto percentuale, rispetto al quarto di punto annunciato un mese fa, ed è stato approvato anche lo scudo anti-spread, il Tpi, acronimo di Transimission Protection Instrument.

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STUDIO-cicolani <![CDATA[La Bce alza i tassi di 50 punti base e vara lo scudo anti-spread]]> http://www.studiocicolani.it/?p=906 2022-07-23T13:46:14Z 2022-07-23T13:42:00Z ]]> La Bce ha optato per un rialzo di 50 punti base dei tassi d'interesse, le attese erano quasi tutte per un rialzo di 25 punti base. Approvato lo strumento di protezione del meccanismo di trasmissione della politica monetaria (Tpi)

Il Consiglio direttivo della Bce ha deciso di innalzare di 50 punti base i tre tassi di interesse di riferimento della BCE e ha approvato lo strumento di protezione del meccanismo di trasmissione della politica monetaria (Transmission Protection Instrument, TPI). L'obiettivo è far tornare l'inflazione verso il 2%. Pertanto, i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale saranno innalzati rispettivamente allo 0,50%, allo 0,75% e allo 0,00%, con effetto dal 27 luglio 2022.

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STUDIO-cicolani <![CDATA[Conti correnti sotto la lente del Fisco: tutti i controlli antievasione.Il Fisco ha iniziato a passare al setaccio i conti correnti per evidenziare casi di evasione fiscale e valutare se i risparmi sono in linea con quanto dichiarato]]> http://www.studiocicolani.it/?p=855 2019-07-30T13:06:56Z 2019-07-30T13:05:52Z ]]> Con l’attivazione del Risparmiometro, il Fisco ha iniziato a passare al setaccio i conti correnti degli italiani per evidenziare casi di evasione fiscale e valutare se i risparmi accumulati sono effettivamente in linea con quanto dichiarato.
L’Agenzia delle Entrate ha messo a punto con la Superanagrafe del conti correnti un piano che andrà ad incrociare i dati in suo possesso con quelli della Guardia di Finanzia. Grazie a questo controllo incrociato, sarà possibile monitorare tutti i movimenti in entrata e in uscita dai conti correnti degli italiani. Le verifiche saranno selettive, e riguarderanno quei contribuenti che presentano un profilo di rischio elevato.

 CHI SUBIRA’ I CONTROLLI – Nel mirino dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza le movimentazioni bancarie di liberi professionisti, titolari di partita Iva e aziende in generale. In particolare quelle situazioni a rischio evasione, come ad esempio i casi di chi ha ricevuto accrediti di grosse cifre, omesse nella dichiarazione dei redditi o dell’Iva. Da tale operazione nasceranno delle liste di contribuenti che serviranno successivamente a mettere in atto controlli più rigidi.

 RISPARMIOMETRO – In via sperimentale il meccanismo è già stato attivato per il periodo d’imposta 2013-2014. Adesso, con l’ok del Garante, il Risparmiometro torna operativo. Si tratta di un algoritmo che valuta entrate e uscite, paragonando i dati raccolti con quelli derivanti dalla dichiarazione dei redditi. Saranno nel mirino tutte quelle situazioni a rischio evasione, come ad esempio i casi di chi ha ricevuto accrediti di grosse cifre, omesse nella dichiarazione dei redditi o dell’Iva. Ogni movimento anomalo di denaro verrà valutato dal fisco e il contribuente, qualora fosse chiamato in causa, dovrà garantire la responsabilità delle proprie azioni fornendo la documentazione richiesta
Qualora sia riscontrato uno scostamento superiore al 20% è possibile che il proprio conto corrente sia passato al setaccio, alla ricerca di effettive inesattezze nelle dichiarazioni di quanto percepito. Il secondo passo prevede la contestazione, e infine se le risposte non convinceranno, si potrà arrivare alla sanzione.
Il meccanismo sarà focalizzato su conti correnti, conti di deposito, obbligazioni, buoni fruttiferi e carte di credito, prodotti finanziari emessi da assicurazioni e prodotti finanziari emessi da società che si occupano di compravendita di metalli preziosi.

CONTROLLI IN CORSO – Al momento il fisco sta scandagliando i clienti di Intesa Sanpaolo e BNL. Successivamente si passerà a quelli depositati in UniCredit. Le transazioni su cui si accenderanno i riflettori saranno principalmente quelle che mobilitano importi superiori a 5.000 euro. Saranno principalmente i bonifici finalizzati all’acquisto di auto, moto, imbarcazioni, immobili, o il trasferimento di denaro all’estero a far scattare il campanello d’allarme. Ma anche le entrate avranno i loro rischi, perchè dovranno essere giustificate le provenienze. In assenza di dati tracciabili si rischierà di far scattare controlli per un eventuale lavoro nero o guadagni illeciti.

VERSAMENTO DI CONTANTI – Il deposito in conto corrente di una somma di contante elevata, ad esempio 3.000 euro, deve essere accompagnato dalla giustifica della provenienza. Al contrario, se il movimento viene giudicato sospetto, il contribuente deve risponderne davanti all’autorità. Non solo, deve anche assumersi l’onere di presentare la documentazione del caso, per non incorrere nell’accusa di guadagno illecito o di lavoro in nero.

PRELIEVO DI CONTANTI – Se il versamento di contanti deve essere sempre giustificato, i prelievi sono invece liberi. Subentra qui un altro tipo di controllo, quello antiriciclaggio: se la somma è superiore a 5.000 euro, la Banca può richiedere al cliente una dichiarazione scritta sulla finalità del prelievo. La dichiarazione rilasciata verrà quindi custodita dalla banca che valuterà, anche in relazione alle altre movimentazioni del conto corrente, se segnalare l’anomalia all’UIF, Ufficio di Informazione Finanziaria presso la Banca d’Italia. Da lì, poi, potrebbero scattare anche controlli fiscali demandati all’Agenzia delle Entrate.

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STUDIO-cicolani <![CDATA[Fmi taglia stime di crescita dell’Italia: «Incertezza su prospettive bilancio»]]> http://www.studiocicolani.it/?p=850 2019-07-23T16:08:52Z 2019-07-23T15:59:48Z ]]> L'Fmi taglia le stime di crescita mondiali, e per l'Italia, pone l'accento sull'incertezza delle prospettive di bilancio. «In Italia l'incertezza sulle prospettive di bilancio resta simile a quella riscontrata» in aprile «con un impatto sugli investimenti e la domanda interna», afferma il Fmi nell'aggiornamento del World Economic Outlook, nel quale ha confermato la stima di +0,1% per il pil italiano nel 2019, rivedendo però al ribasso di 0,1 punti percentuali a +0,8% quella per il 2020.Il Fmi rivede anche al ribasso le stime di crescita mondiali per il 2019 e il 2020. Dopo il +3,8% del 2017 e il +3,6% del 2018, il pil mondiale è atteso crescere del 3,2% quest'anno e del 3,5% il prossimo. Si tratta di una riduzione di 0,1 punti percentuali per ognuno dei due anni. Il Fondo avverte come i «rischi sono al ribasso e includono ulteriori tensioni commerciali e sul fronte tecnologico in grado di minare la fiducia e rallentare gli investimenti». Ma anche una Brexit no deal

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STUDIO-cicolani <![CDATA[Brexit, i 4 scenari dopo la bocciatura del Parlamento]]> http://www.studiocicolani.it/?p=824 2019-01-16T09:47:27Z 2019-01-16T09:46:59Z ]]> Forse quel che bisogna fare adesso che il parlamento britannico ha preso la più importante decisione dalla seconda guerra mondiale, è essere pragmatici, come si dice siano i britannici almeno secondo la classica definizione. Qualità che in effetti è mancata ai maestri della specialità, e non solo nel giorno più lungo in cui si decideva l’addio all’Unione europea. Addio da tempo in forse perché l’accordo per l’uscita firmato il 25 novembre scorso a Bruxelles dai leader dei 27 Paesi Ue e dalla primo ministro britannica Theresa May, è stato contestato ancora prima di essere messo per iscritto.Il voto su Brexit alla Camera dei Comuni martedì 15 gennaio è nato sotto i peggiori auspici. Il partito conservatore cioè della stessa premier è da tempo spaccato fra fedeli alla May e drappelli di Brexiteer fuoriosi o semplicemente contrari che hanno subito visto nel trattato di quasi 600 pagine - e ancor prima nelle sue linee guida - una resa incondizionata alla Ue. I dieci unionisti nordirlandesi su cui poggia la maggioranza al governo sono stati i più feroci critici del punto più dolente dell’accordo, il backstop fra le due Irlande che di fatto lascerebbe parte del Regno Unito - l’Irlanda del Nord - nell’Unione europea. Una condizione temporanea «né una minaccia né una trappola» - hanno assicurato in una lettera di tre pagine il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk e il presidente della Commissione Ue, Juncker - che tuttavia ha rappresentato la grande frattura di questo accordo che né le minacce né le promesse né le paure agitate nelle ultime ore dalla signora May sono riuscite a ricomporre.

Il miracolo mancato
L’esito meno probabile alla vigilia era un sì della maggioranza all’accordo, quindi l’addio alla Ue il 29 marzo prossimo come stabilito per legge. Theresa May trionfa ed entra nella storia come la donna che dopo 46 anni porta fuori il Regno Unito dal blocco europeo. Altro che «I want my money back» della Thatcher 1984. Esito a cui però, nelle ultime ore, ha fatto finta di credere solo lei. La maggior parte degli osservatori considerava l’eventualità un miracolo. Che non si è compiuto.Il «no deal» una catastrofe per tutti, ma ora?
Il parlamento ha bocciato l’accordo, ma già prima tutti erano concordi sul fatto che arrivare alla fine di marzo con un «no deal» sarebbe stata una catastrofe per l’economia del Regno e l’intero Paese. È per questo motivo che mercoledì scorso il parlamento ha approvato una mozione con cui costringe la May a presentare un piano B entro tre giorni dall’eventuale bocciatura del 15 gennaio.

230 voti di scarto: quanto è dura la sconfitta di May
Alla vigilia del voto si era detto che molto sarebbe dipeso da come la signora May avrebbe perso: una sconfitta di misura o una batosta. La premier ha perso con più di 200 voti di scarto, va così definitivamente in fumo l’accordo con la Ue, forse anche il suo governo e la sua carriera come capo dei Tory e premier.
Poche ore prima del voto, alcuni commentatori politici giuravano di aver sentito la primo ministro dire che qualunque fosse stata l’entità della sconfitta, lei sarebbe comunque andata avanti perché il suo accordo «è l’unica opzione». Il che è plausibile vista la tenacia quasi ottusa con cui Theresa May ha affrontato i suoi due ultimi anni al potere ma una batosta è una batosta e questo dovrà pur valere, persino per lei.

Brexit rinviata
Come sarebbe possibile? Grazie ad una estensione dell’articolo 50 del Trattato che ha innescato la procedura di ritiro del Regno Unito dalla Ue. Semplicemente, il governo britannico - sia che May presenti le dimissioni sia che rimanga - avrebbe qualche mese in più per mettere a punto un testo che può essere approvato dal parlamento. Il rinvio sarebbe comunque limitato a pochi mesi, massimo fino a fine giugno perché il 2 luglio si insedia il nuovo Europarlamento e a quel punto i lunghi negoziati, il dettagliato testo, le dichiarazioni politiche, tutto diverrebbe carta straccia. La Gran Bretagna sarebbe costretta allo status quo quindi verosimilmente a rimanere nella Ue. Non a caso la May si è portata avanti e nelle ore prima del voto, ha agitato in patria lo spettro di rimanere legata alla perfida Bruxelles.

Perché la soluzione Norway plus è per ora da escludere
Prima di passare in rassegna altri scenari è bene precisare che una ipotesi che gira altrove è attualmente priva di fondamento, ovvero l’accordo non passa e si pensa ad una uscita sul modello Norway plus. Il modello norvegese sarebbe una Brexit ancora più morbida che per molti deputati e buona parte di britannici tradirebbe lo spirito stesso del referendum del 2016. La disfatta di May nasce in buona misura perché i suoi colleghi di partito volevano più Brexit e non meno, non questa versione a loro giudizio annacquata che umilia l’ex Impero.

Il modello Norway plus implica che il Regno Unito, come la Norvegia, non è membro Ue ma fa parte della European economic area, quindi resta nel mercato comune con ovvi obblighi anche per la circolazione delle persone. Certo tutto può accadere ma finora non sono state queste le condizioni politiche. Tutt’altro. Un ministro ha però confidato alla Bbc: «più la fanno lunga, più soft sarà la Brexit». Bisognerà vedere se si può arrivare alla morbidezza norvegese.

Un secondo referendum? Su cosa?
Da un anno si parla di un secondo referendum su Brexit che è la grande speranza degli europeisti britannici ed è decisamente esclusa da Theresa May e dal leader dell’opposizione Jeremy Corbyn. Simon Kuper, giornalista scrittore del Financial Times, ha messo in evidenza il fattore demografico nient’affatto secondario: i Remainer hanno chance di vincere un secondo voto se muoiono tanti Brexiteer quanti ne servono prima di nuove urne. Perché nel 2016 sono stati gli anziani a votare rabbiosi contro la Ue e i giovani a scegliere di rimanere: i secondi hanno solo il fattore tempo dalla loro parte, ma il tempo è comunque poco.

Altri anziani non eletti stanno invece pensando a una soluzione di mezzo: tornare alle urne per votare non di nuovo su Brexit ma sul risultato dei negoziati. Questa è la soluzione che gira alla Camera dei Lord - la camera alta del parlamento britannico che pur con i limitati poteri ha cercato in tutti i modi di rendere più innocuo possibile il ritiro dalla Ue. Questa soluzione supererebbe la grande obiezione dei Brexiteer e di Theresa May cioè che rimettere in discussione il referendum 2016 sarebbe un tradimento della democrazia, sovversivo addirittura.

Un governo laburista?Per cosa?
In Gran Bretagna si parla più dei tormenti dei Tory che delle spaccature nel Labour. Forse perché l’opposizione guidata da Jeremy Corbyn è compatta, anche se solo formalmente: i labouristi europeisti hanno perso il congresso annuale, è passata la linea del leader e della vecchia guardia cioè nel caso in cui l’accordo su Brexit non passi, Corbyn chiederebbe un voto di sfiducia per May e nuove elezioni politiche.

Jeremy il Rosso si vede già al posto della leader conservatrice ma cosa farebbe di diverso? Ha già detto che non chiederebbe un nuovo voto su Brexit perché dopo mille ambiguità ha infine ammesso di essere a favore del ritiro dalla Ue. Si tratterebbe così solo un passaggio di potere che non attenuerebbe anzi aumenterebbe la confusione di queste ore. Nonostante tutto, la Brexit ha un percorso definito, anche un eventuale leader laburista ne dovrebbe tenere conto. È però improbabile che Corbyn vinca un voto di sfiducia contro May e si arrivi a nuove elezioni politiche. Come se non bastasse, prima del voto alcuni deputati laburisti avevano candidamente ammesso pur nell’anonimato che avrebbero votato a favore del deal perché «stiamo per entrare nell’era della politica compra e vendi», si parla di transactional politics di cui Donald Trump è massima espressione. Ma questa è un’altra storia nella Storia.

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STUDIO-cicolani <![CDATA[BREXIT, I 5 PUNTI CHIAVE DEL VOTO DI OGGI]]> http://www.studiocicolani.it/?p=819 2019-01-15T10:36:38Z 2019-01-15T10:33:43Z ]]> Oggi il parlamento inglese voterà la bozza dell'accordo raggiunto dal governo di Theresa May con l'Unione Europea su una soft Brexit. La premier britannica ha lanciato ieri il suo ultimo appello al parlamento affinché approvi l'accordo, ammonendo sul rischio che qualora venisse bocciato, l'esito più probabile sarà che il Regno Unito non lasci l'Ue, piuttosto che la lasci senza un accordo.May ha sottolineato la necessità di onorare il risultato del referendum e ha dichiarato che "se i parlamentari non approvassero il suo accordo, il risultato più probabile sarebbe una paralisi e una non uscita del Regno Unito dall'Ue".

Secondo quanto riportato dalla Bbc, circa 100 deputati conservatori e 10 del Partito Unionista democratico potrebbero unirsi ai laburisti e alle altre forze di opposizione per votare contro l'accordo. In caso di bocciatura dell'accordo May avrà tre giorni di tempo per proporre un piano alternativo e secondo i media britannici, visto che una prima bocciatura è scontata, su questo piano B la premier è già al lavoro. Intanto dall'Unione Europea arrivano toni concilianti anche perché una Brexit senza deal rappresenterebbe una mina vagante anche sulla campagna elettorale delle elezioni europee, elezioni che contano sempre più anche per il riflesso che avranno sugli equilibri dei singoli governi nazionali

Ecco i numeri chiave della giornata di oggi. Eccoli:

1. Timing. Il voto avverrà questa sera dopo le 19 ora inglese perché dovranno essere votati prima gli eventuali emendamenti. Quindi l'attesa è per un voto tra le 20 e le 21 sempre ora inglese (21-22 ora italiana)

2. Con quali numeri perderà il governo? Analisti politici e operatori finanziari danno per scontato che l'accordo venga bocciato dal voto di oggi. La domanda chiave quindi è: con quali numeri perderà il governo? Questo dato determinerà sia il sentiment del mercato sia gli scenari successivi. Più di 100 parlamentari conservatori hanno già dichiarato prima di Natale che voteranno contro. Il team valutario di JP Morgan ritiene che se i voti contrari superano i 150 questa sarà una brutta notizia per la sterlina. Mentre una sconfitta con 50-80 voti contrari sarà una notizia positiva perché vorrebbe dire che alcuni aggiustamenti all'accordo sarebbero sufficienti. A votare saranno in tutto 639 parlamentari.

3) Tre giorni per rilanciare. Il governo avrà tre giorni lavorativi per offrire un piano B, quindi la dead line sarà lunedì 21 gennaio. La scelta del parlamento di fissare un paletto in termini di tempi è volta a evitare che ci si avvicini troppo alla scadenza del 29 marzo senza aver preso decisioni. Gli analisti si aspettano anche una veloce visita a Bruxelles della May in base alla magnitudine della sconfitta.

4) Cosa accadrà dopo. Gli scenari che si aprono dopo il voto di questa sera sono numerosi. Si parte dall'eventualità di un voto di sfiducia sul governo gi domani (Corbyn ha confermato che accarà, ma non ha detto quando), un secondo voto (se i margini con cui viene bocciato sono gestibili), il Parlamento spinge per un secondo referendum (sul piano stesso o sull'articolo 50), la preparazione di un piano per affrontare l'uscita senza accordo (il governo è fortemente contrario a questa ipotesi), un allungamento dei tempi oltre il 29 marzo, allungamento che peraltro è atteso anche se l'accordo venisse approvato perché non ci sono i tempi per i cambiamenti legislativi necessari ad affrontare l'uscita.

5. Occhio alla sterlina. Il mercato dei cambi sarà il primo a reagire e quindi andrà monitorato con attenzione. Mentre l'effetto sul mercato del credito si vedrà con l'apertura dei mercati domani.

Infine puù essere utile ricordare che il numero magico a cui aspira la May è 320 voti a favore. Infatti la premier ha bisogno di almeno 320 voti per vincere. In tutto siedono in parlamento 650 membri, ma 11 non prenderanno parte al voto. Questo vuol dire che restano 639 parlamentari e quindi ci vogliono 320 voti favorevoli per l'approvazione. I conservatori hanno 317 parlamentari, i Labour 257, il Partito nazionale scozzese 35, i Liberal democreats 11 voti e gli Unionisti 10 voti.

Per quanto riguarda invece la mozione di sfiducia al governo se questa passa a maggioranza ed entro 14 giorni non si riesce a creare un nuovo governo le camere vengono sciolte e si torna a votare. In Gran Bretagna è un evento raro. L'ultima volta che è accaduto fu nel 1979 quando venne fatto cadere il governo labourista di James Callaghan. A guidare i conservatori era Margareth Thatcher che riusci ad avere la meglio per un solo voto (311 contro 310). Si tornò alle urne e vinse la Thatcher.

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STUDIO-cicolani <![CDATA[]]> http://www.studiocicolani.it/?p=810 2019-01-02T16:43:34Z 2018-12-31T11:06:22Z auguri capodanno

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STUDIO-cicolani <![CDATA[Ok alla manovra da 31 miliardi ma solo un terzo parte subito]]> http://www.studiocicolani.it/?p=806 2018-12-31T11:03:21Z 2018-12-31T11:01:15Z ]]> Ha perso nella parte finale del suo tormentato cammino 4,6 miliardi originariamente destinati per il 2019 ad arricchire i due “serbatoi” per quota 100 e reddito di cittadinanza per i quali restano a disposizione 11,1 miliardi. Ha visto assottigliarsi di oltre 10 miliardi nel prossimo anno il ricorso al deficit, lievitare a oltre 50 miliardi il peso delle clausole di salvaguardia Iva nel biennio 2020-21 e alleggerirsi la dote per gli investimenti. Ma ha anche imbarcato in corsa la web tax con aliquota al 3%, il saldo e stralcio fiscale per chi ha un Isee inferiore ai 20mila euro, il taglio alle pensioni elevate sopra i 100mila euro lordi annui, il raffreddamento della rivalutazione degli assegni sopra 1.522 euro mensili e il mini-taglio del cuneo facendo leva sulla riduzione di circa il 30% delle tariffe Inail. Con una fisionomia quasi stravolta rispetto a quella originaria, la manovra da circa 31 miliardi ha ottenuto ieri sul filo di lana il via libera (con 327 sì) della Camera alla terza fiducia su altrettanti passaggi parlamentari, e oggi da Montecitorio il sigillo definitivo ad appena 24 ore dalla “deadline” per evitare un pericoloso esercizio provvisorio di bilancio. E soprattutto in attesa di vedere attuate le norme che contiene. Un cammino tutto in salita per almeno un pacchetto di misure chiave, come quelle su investimenti, indennizzi a risparmiatori danneggiati da crack bancari, digital tax e assunzioni nella Pa.

Le date di decorrenza posticipate così come il collegamento vincolante a provvedimenti attuativi (decreti legge, decreti ministeriali, circolari o pronunce europee) rendono impossibile il decollo immediato di questi quattro interventi e rallentano la corsa di almeno altre sette misure chiave della manovra: dalla traduzione operativa con un decreto delle risorse convogliate nei maxi-fondi per pensioni e reddito di cittadinanza alla parziale rivalutazione degli assegni pensionistici fino alla piena efficacia sia del nuovo condono fiscale per chi ha l’Isee fino a 20mila euro, sia del meccanismo “bonus-malus” per l’acquisto di nuovi autoveicoli non inquinanti.

Un percorso quello attuativo che sarà in parte inglobato nel cosiddetto “secondo tempo” della manovra. Che, oltre al decreto legge unico su pensioni e “reddito”, dovrebbe essere giocato sui “collegati” annunciati con la Nota di aggiornamento al Def autunnale (dalle disposizioni per l’istruzione e università a quelle per risparmiatori, agricoltura e giochi), poi integrati con il decreto semplificazioni, ora all’esame del Senato.

Una sorta di appendice che potrebbe alimentare altre polemiche in Parlamento. Anche la penultima giornata di votazioni sul restyling del disegno di legge di bilancio, operato per effetto dell’intesa raggiunta con Bruxelles prima di Natale per evitare la procedura d’infrazione, si è snodata tra le proteste. Dopo la manifestazione di venerdì dei sindacati (oggi presenti in Aula Camera) contro il taglio dell’indicizzazione all’inflazione delle pensioni, ieri è toccato all’Anci puntare l’indice contro gli effetti della manovra affermando che per i Comuni c’è il rischio di un aumento delle tasse e di una riduzione dei servizi. Il tutto mentre il Pd proseguiva con il sit-in di protesta davanti a Montecitorio (al canto di “Bella ciao”) contro le misure del Governo e Silvio Berlusconi parlava di «dilettanti e pauperisti» annunciando una mobilitazione dei «gilet azzurri» in tutte le piazze.

Tornando alle misure, a pagare il “conto” della manovra sono soprattutto le imprese che devono dire addio all’Ace e all’Iri cancellate per far posto alla Flat tax del 15% per gli autonomi e alla mini-Ires per chi investe in assunzioni e beni strumentali. Le maggiori entrate arrivano poi da banche e assicurazioni per circa 4,5 miliardi, il no-profit, i giochi e i tabacchi che vedono salire la tassazione. Arriva invece oltre un miliardo e mezzo in tre anni ai risparmiatori danneggiati dai crack bancari che potranno ottenere un ristoro del 30% in via diretta senza passare per l’arbitro Consob, Commissione europea permettendo.

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STUDIO-cicolani <![CDATA[Manovra, Moscovici: «Dialoghiamo ma senza intesa sanzioni». Tria: «Divergenze con l’Ue ma dialogo continua»]]> http://www.studiocicolani.it/?p=792 2018-11-07T10:17:11Z 2018-11-07T10:16:46Z ]]> Il dialogo con Bruxelles sulla manovra italiana andrà avanti. Lo ha assicurato il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, al suo arrivo al palazzo del Consiglio europeo a Bruxelles, dove parteciperà alla riunione dell'Ecofin. Dialoghiamo ma senza intesa ci sono le sanzioni, ribadisce la commissione Ue.

«Le nostre regole» in materia di bilancio pubblico «possono sempre essere interpretate. E io stesso sono sempre stato» un sostenitore della «flessibilità, perché non bisogna avere un approccio rigido. Ma una cosa è essere flessibili, un'altra essere contro le regole», precisa il commissario europeo agli Affari Economici e Finanziari Pierre Moscovici, a margine dell'Ecofin a Bruxelles. «La flessibilità - continua Moscovici - è stata sempre concessa, specie per l'Italia, nel quadro del patto di stabilità. Se sei fuori da quel quadro, allora non si tratta di flessibilità: sei fuori dalle regole bisogna fare qualcos'altro. La Commissione - ricorda - esiste per far sì che i trattati vengano applicati».

«Dobbiamo mantenere il sangue freddo, perché quello che mi aspetto» dall'Italia «è avere un documento programmatico di bilancio rivisto. Allora il dialogo andrà avanti», sottolinea il commissario europeo agli Affari Economici. Anche il debito pubblico, aggiunge, «deve essere monitorato. Ci aspettiamo anche risposte alla lettera inviata al governo italiano, che spieghino quali fattori rilevanti siano alla base di questo o quel movimento del debito». Con Roma, continua Moscovici, «avremo un dialogo anche su questo. Non speculiamo. Non sono mai stato uno che vuole che la procedura per deficit eccessivo sia una punizione: le sanzioni sono sempre un fallimento per le regole. Voglio un dialogo, ma le sanzioni possono esssere applicate, alla fine, se non raggiungiamo un accordo nel quadro delle regole».

Tuttavia, aggiunge il commissario, in questo momento «non parlo di sanzioni né dei passi ulteriori della procedura. Facciamo un passo alla volta. L'interesse dell'Ue è che l'Italia resti al cuore dell'Eurozona e il miglior modo per l'Italia di creare crescita è ridurre gli squilibri nella produttività. È anche una questione di investimenti». Tuttavia, continua, «una politica con un alto debito pubblico non è favorevole alla crescita».

«Quando giochi a tennis - prosegue - se la palla tocca appena la linea, allora si può assegnare il punto, ma se è totalmente fuori dal campo, nessun arbitro, neanche un arbitro che non ci vede, può dire che c'è punto. Le regole sono lì per essere rispettate: ci può essere una certa flessibilità, ma non siamo qui per applicare le regole a metà. Non è così che funziona. Ecco perché - conclude Moscovici - mi aspetto una risposta forte dal governo italiano entro il 13 novembre. E continueremo a discutere tutto il tempo».

«Naturalmente abbiamo delle divergenze, ma questo non significa che non possiamo avere un dialogo costruttivo tra la Commissione e l'Italia. E' normale fra paesi membri e Commissione», ha spiegato Tria, ribadendo di fatto quanto emerso ieri in seno all'Eurogruppo, che riunisce i paesi dell'area euro. A un giornalista che chiedeva se l'Italia si senta trattata in modo ingiusto rispetto ad altri paesi, Tria ha poi risposto: «Dobbiamo spiegare questo alla Commissione; non voglio anticipare qui la risposta».

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